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Etna - Mongibello la montagna viva

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Carichiamo l’auto e via.
La strada per Piano Provenzana: le colate di lava che ancora fumano eppure sono coperte di ghiaccio al mattino. L'Etna sopra è bellissimo e irrequieto. Un pennacchio di fumo dalla sua cima, non c’era questa mattina. Un pennacchio? Più che un pennacchio sembra un altoforno in piena fusione che sbotta un fumo bianco e denso dal cratere di nord est. Il nostro cratere. Il vento, il solito vento di maestrale, freddo e teso, lo spazza verso la valle del Bove, nascondendola alla vista e riempiendola di fumo in poco più di mezz’ora. Alle 8 siamo pronti. Aspettiamo gli impianti e così alle 9.50 l’avventura inizia. Quota 2350. Completo in goretex, pile e wind stopper. Parto come se dovessi fare un settemila. Non toglierò nulla fino all’auto, ore dopo. Passo dopo passo. Contro vento. Lenti ma decisi. Poche parole, molti pensieri. Eppure ne ho fatte di salite. Eppur ne ho visto di vento. Ma qua sotto di me la montagna è viva. Quel senso di pudore, di rispetto, quasi di paura, che mi si insinua dentro come inizio a camminarci sopra. Paura di disturbare “La Montagna” che dorme. Sento la fatica come non mai. Sento anche il vento, l’amico fidato di mille salite. Il cratere è là, pare poterlo toccare con mano. Eppure non arriva. L’ambiente è incredibile. Il verde dei boschi. Il blu del cielo, il sole, il mare dai riflessi indecifrabili. Il candore della neve. Il nero della lava. Sastrugi di 50 cm si alternano al ghiaccio vivo. Il vento in faccia. Soffio, eppur sono solo 3000 metri. Alla fine ci siamo. La pendenza aumenta. Siamo sul cratere. Un altro pezzo, i primi crepacci di ghiaccio che si rompono sotto il peso, e alla fine il regolare e ripido cono finale. Il fumo è intenso. Di buttare l’occhio dentro non se ne parla nemmeno. Ma qua il vento è con noi. Il fumo non deborda. Possiamo stare fermi, quasi sul bordo. 3340 metri. Mongibello cratere nord est. Bocca sub terminale del 1911. Una vetta che ha meno di cent’anni!

La forza della montagna.
La sentiamo dentro il cratere che ribolle. La vediamo nelle miriadi di bocche e colate laviche che escono dalla neve in questa montagna immensa e mai uguale. Pietre che fumano di calore endogeno e fondono le stalattiti di ghiaccio formatesi sopra. Siamo in cima, ma non è la solita vetta. L’Etna non ha una cima. Ha dei crateri che crescono e cambiano, si uniscono e si dividono. Un dedalo per lo più impraticabile protetto dalla sua stessa friabilità, dal fumo e dai forti venti che i mari vicini convogliano contro la montagna. Come deve essere immenso il potere di un eruzione. La creazione e la morte di una montagna, di una valle intera .. Se partisse ora. Un fiume di lava gialla rossa e nera. Una striscia su cui sciarci accanto con il cuore in gola e gli occhi estasiati. La Valle del Bove, enorme depressione formatasi per il crollo della volta pochi secoli fa, come una grotta carsica, ricoperta da 100 metri di lava nelle ultime eruzioni. 100 metri. Una valanga di magma incandescente alta come il paretone di Ospo......
Ripenso ai dati tecnici della salita. 1000 metri. Ms. Mai come ora l'aridità dei numeri è lontana dal mio mondo alpino. Mai come ora sento che non mi appartengono prestazione e dislivello, gare e cronometri. Cose che violentano le montagne trasformandole in oggetti da sfruttare e non da amare. Sento dentro me solo la voglia di salire e scoprire nuove sensazioni. Viaggi di scoperta in cui occhi nuovi possono creare nuove terre. Lontano, oltre il mare, la mia testa è già partita. La maledizione di non essere mai del tutto in cima al monte mi colpisce di nuovo, come su ogni cima, come dopo ogni via.

Ma questa montagna diversa, così unica nel mio universo di alpinista europeo, lascia il segno. Oltre il fumo un altro cratere, sotto gli occhi altri pendii e in fondo, nel verde degli agrumeti che scendono al mare, altri cannoli alla ricotta.
Sarebbe peccato non ritornare ........ un giorno........