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Scialpinismo in Abruzzo

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Dopo tanti viaggi scialpinistici all’estero quest’ anno si rimane in Italia sia per l’innevamento che quest’anno sugli Appennini (come spesso accade negli ultimi anni) è stato abbondante (mentre è stato scarsissimo sulle nostre Alpi), sia per incrementare e promuovere un po’ il turismo nel martoriato Abruzzo.

In realtà le zone terremotate sono circoscritte e una gran parte dell’Abruzzo è relativamente intatta. Arrivati sotto la Majella abbiamo chiesto com’era il terremoto, avendo in mente Amatrice e il disastro di Rigopiano, ci hanno replicato: quale terremoto? Perché in quelle zone avevano sentito molto bene quello dell’Aquila del 2009 ma molto poco quello più distante di Amatrice.

Le strutture ricettive nelle zone che abbiamo visitato non hanno nessun tipo di problemi, sono solo mezze chiuse perché in inverno non esiste turismo anche se ora con lo scialpinismo qualcosa si muove. Abbiamo trovato scialpinisti ogni giorno anche in settimana.

La montagna abruzzese negli ultimi decenni si è spopolata e ora è un deserto. I paesini sono splendidi ma quasi disabitati. Calascio 100 anni fa aveva 2000 abitanti e ora ne conta meno di 100, e sicuramente gli ultimi terremoti non aiutano a rimanere nei centri storici. In periferia dell’ Aquila si vedono pochi segni del terremoto e la vita e il traffico sono frenetici, ma nel centro e nella “zona rossa” i lavori di ricostruzione sono in alto mare. Le montagne hanno un’altra particolarità che ci ha colpito. Non possiedono malghe. Hanno in compenso spettacolari pendii sciabili. Insomma merita andare a sciare in Abruzzo sia per i monti e la neve, ma anche perché nel dopo gita si possono visitare splendidi posti con specialità della cucina davvero divine.