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Scialpinismo in Armenia

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Diario di viaggio .
24 marzo: partenza sul tardi da Trieste per Vienna, dove sfruttando un volo notturno della Austrian Airlines arriviamo a Yerevan nel cuore della notte .

25 marzo: alle 4.30 del mattino abbiamo velocemente ritirato i bagagli e ottenuto il visto senza costi aggiuntivi . Andrej Chesnokov la nostra guida e l’autista Artyom Melkonyan ci attendono puntuali , così non perdiamo tempo nel caricare zaini e sci nel suo furgone e siamo pronti ad arrivare a Yerevan passando per il ponte della vittoria, costruito dai prigionieri italiani dopo il secondo conflitto mondiale . L’illuminazione pubblica manca totalmente, mentre buche e autovelox sono una presenza costante ed assillante sulle strade armene . Senza perder tempo andiamo direttamente a Tsakhkadzor, dove ci sistemiamo in un albergo incredibilmente lussuoso ma praticamente deserto. Un buon caffè per vincere il sonno e poi via alla base del monte Teghenis , siamo a 1970 mt di quota sotto una fitta nevicata, circondati da un consistente numero di giovani turisti iraniani che ci invitano a farsi fotografare con loro . Un inaspettato clima di euforia con musica a tutto volume , scopriremo poi che i giovani Iraniani preferiscono festeggiare il loro capodanno ( concomitante all’incirca con la nostra Pasqua ) in Armenia, dove possono bere tutto l’alcool che vogliono aggirando così i severi divieti imposti dal loro regime teocratico! Dato il tempo inclemente e la scarsa visibilità decidiamo di risalire le piste degli impianti comunque chiusi e lentamente prendiamo quota sferzati dal vento, fino a raggiungere la cima del monte Teghenis di 2819 mt . Il tempo migliora decisamente, permettendoci di ammirare un panorama stupendo in perfetta solitudine . In alto la neve è ottima, ma dai 2400 mt diventa molto pesante a causa della temperatura piuttosto alta per il periodo . Cena meritata e poi via a dormire .

26 marzo: anche oggi il meteo non regala, ma ci spostiamo ugualmente al paese di Tsakhkashen dove, dalle ultime case, con la Lada Niva di Andrej rimontiamo una pista fangosa che ci porta in un posto veramente indefinito dove comincia la neve e parte la salita al monte Azhdahag ( 3597 mt ) . Davanti a noi una steppa sferzata da un vento teso , siamo a quota 2200 mt e fa parecchio freddo ,come sarà più in alto . Partiamo testardi seguendo una lingua di neve che si insinua in una valle lunghissima , il vento non regala niente e si fatica a proseguire, ma almeno è ritornato il sereno ! Verso i 2500 mt entriamo in un villaggio fantasma probabilmente abitato dai pastori nei mesi estivi e alla fine della valle troviamo un vecchio autobus abbandonato “ Into the wild” in salsa caucasica ! Risaliamo un pendio con poca neve e puntiamo a una cima secondaria a 3020 mt . Di proseguire non se ne parla , il vento non ci fa stare in piedi e già cavare le pelli di foca diventa una cosa seria . Discesa molto rapida e con il vento in poppa prendiamo velocità incredibili anche sul dritto ! Raggiungiamo l’imperturbabile Andrej sempre con la sigaretta accesa e i Led Zeppelin a tutto volume. Ci rimane il tempo per visitare il monastero di Hayravank sul lago di Sevan , una location incredibilmente bella e piena di misticismo, nonostante il vento che non molla . Concludiamo la giornata in piscina con acqua decisamente calda per scongelarci finalmente.

27 marzo: trasferimento a Jermuk attraverso il passo di Selim a 2410 mt, il furgone si impantana per la neve abbondante riportata dal vento e dobbiamo spingerlo; grazie all’aiuto di alcuni locals passiamo l’ostacolo . Piove fino a 2200 mt , tempo pessimo , per oggi non c’è speranza . Pioggia sulla neve è come bere la vodka con l’acqua minerale , Andrej ride del paragone e approva . 28 marzo: anche oggi il tempo non regala, ma sfruttando un attimo di tregua partiamo dai 2030 mt di Jermuk per salire una cima a 2510 mt e ridiscendere velocemente, prima che inizi nuovamente a piovere . Proseguiamo per il passo di Saravan e poi a Karahuny ( o Zarat Vor ) la “Stonehenge” armena . Siamo su un altopiano a 2000 mt circondati da montagne bellissime , la civiltà megalitica risalente all’età del bronzo ha costruito una serie di osservatori astronomici dislocando con perizia e precisione inusuali per l’epoca tutta una serie di blocchi di notevoli dimensioni . Alcuni sono forati per traguardare le stelle durante i solstizi e gli equinozi. Un altro mistero che una civiltà antica si è portata dietro scomparendo . In lontananza si intravede il monte Ishkhanasar, meta per il giorno seguente. Scendiamo a visitare la chiesa fortezza di Vorotnavank, edificata a difesa del transito di una suggestiva forra, dove un tempo passava una diramazione della via della seta dall’Iran alla Russia e poi finalmente a Sisian dove dormiremo .

29 marzo: sveglia all’alba ma piove ! Colazione e via in furgone alle pendici del monte Ishkhanasar , verso i 2000 mt nevica, ma nessun cenno di miglioramento. Il nostro monte è avvolto dalle nubi , il vento sferza l’altopiano, dubbiosi lasciamo il nostro veicolo e procediamo in mezzo alla bufera. Piano piano prendiamo quota e, sfruttando una strada ben innevata, arriviamo ai ruderi di un alpeggio a 2600 mt. Oltre, la visibilità cala notevolmente ma non il vento , in lontananza un po’ di azzurro ci dà fiducia e proseguiamo nella nebbia . Non c’è molta neve e questo ci fa star tranquilli, proseguiamo fino a quota 3300 mt dove il vento si trasforma in uragano; dobbiamo scendere e veloci . Il GPS ci è di notevole aiuto e senza problemi rientriamo al punto di partenza. Peccato per il tempo avverso, perché oggi il feeling con gli elementi era ottimo nonostante tutto . Non ci resta che andare a visitare il monastero di Tatev, il cui accesso è servito da una spettacolare funivia lunga più di 5 km attraverso la forra più profonda del Caucaso. Un altro posto fantastico che ci dona sensazioni incredibili, storia e religione si mescolano con armonia senza opprimere il visitatore ma anzi stimolando la sua spiritualità . Ritorniamo a Sisian per il giusto riposo.

30 marzo: da Sisian andiamo al monastero di Noravank, che si trova alla fine di una suggestiva valle calcarea in un paesaggio che ricorda vagamente le montagne bulgare. La temperatura si è decisamente abbassata e il tempo è notevolmente migliorato. Rientriamo a Yerevan . 31 marzo: finalmente bel tempo! Prepariamo velocemente il materiale e partiamo da Yerevan verso il monte Aragats, vetta più alta dell’Armenia. Facciamo sosta ad Antarut, l’ultimo villaggio prima dell’immenso altopiano che si intravede già da parecchio tempo. Tappa a casa del decano di una famiglia di meteorologi che gestisce in quota un piccolo e spartano rifugio/centro dati dove faremo base. L’accoglienza è calorosa ma a base di grappa ( i brindisi saranno molteplici e obbligatori), formaggio e pane locale. Il caffè alla turca ma che qui si chiama all’armena ci dà la mazzata finale. Il furgone si blocca a causa della neve a 1970 mt e qui inizia la prima tappa: 16 km per 1350 mt di dislivello! Nonostante i brindisi generosi proseguiamo in un paesaggio caratterizzato dalle montagne circostanti e da una misteriosa linea di alta tensione che ci indicherà la retta via fino a raggiungere dopo 5 ore la stazione metereologica a 3220 mt., dove dormiremo. Ambiente molto spartano,ben riscaldato ma inevitabilmente molto balcanico.

1 aprile: giornata memorabile! Alba limpidissima e fredda, panorama stupendo sui 2 Ararat e sull’ Aragats. Oggi gira tutto bene e nonostante le poche ore di sonno partiamo di buon passo, in 3 ore raggiungiamo la sella a 3800 mt tra l’Aragats Ovest e il Sud. Saliamo ancora un po’ per poi lasciare gli sci e, calzati i ramponi, proseguire su terreno misto che ci porta sotto la vetta. Ancora una piccola cresta e raggiungiamo la croce a 4008 mt. Cima dell’Aragats Ovest! Siamo soli con un paesaggio di una bellezza indescrivibile, grazie alla giornata limpidissima si vedono le montagne della Georgia,della Turchia con le sagome inconfondibili del piccolo e grande Ararat e poi le montagne dell’Armenia. La solitudine ed il silenzio esaltano questi attimi meravigliosi. Passo dopo passo scendiamo agli sci per goderci alla fine una discesa su neve da favola fino alla nostra base! Concluderemo il tutto a cena con numerosi brindisi a base di slivovitz e vodka.

2 aprile: altra giornata di bel tempo, ma ventosa. Rilassati ma ben vestiti partiamo e in 3 orette deliziose, ognuno avvolto dai propri pensieri e dal cappuccio della giacca, calchiamo la vetta dell’Aragats Sud a 3897 mt. Anche qui il panorama è stupendo. Siamo sull’orlo di un enorme cratere vulcanico, evidenziato dalle cime dell’Aragats Ovest e dell’Aragats Nord ( 4090 mt ), roccioso e non sciabile . Merita sapere che il monte Aragats era in origine un vulcano alto 7000 mt, posto sulla stessa faglia eruttiva dell’Ararat e dell’Elbrus . Circa 15 milioni di anni fa esplose, riducendosi di quota, mentre i lapilli arrivarono fino al mar Caspio e le piane circostanti furono letteralmente inondate di un mare di lava. Altra sciata memorabile e, raggiunta la stazione meteorologica, ricompattiamo gli zaini per poi proseguire a valle. Fortunatamente la neve, a causa del vento, è dura e scorrevole, per cui il traverso di 6 e passa km va via rapidamente e poi, dai 2700 mt di quota fino al paese è una autentica goduria, su firn perfetto! Il giusto premio dopo tanta fatica e brutto tempo nella prima fase del viaggio. Rientro a Yerevan per un meritato tour by night.

3 aprile: giornata finale dedicata alla cultura, visita alla cattedrale di Eichmiadzin e poi spostamento a Garni, dove riprende a nevicare. Dopo la visita al tempio pagano, ci inoltriamo in una stretta valle che ci porta ai monasteri di Geghard, in parte costruiti nel cuore della montagna e caratterizzati da un’acustica perfetta. Rientro a Yerevan, dove apprendiamo che si è riacutizzata la crisi in Nagorno-Karabakh. L’ Azerbaigian ha attaccato gli Armeni, forte della crisi siriana dove si stanno fronteggiando Turchia e Russia . Si arriverà a una tregua? Lo speriamo vivamente, mentre ci accomiatiamo da Andrej e dal nostro autista.

4 aprile: alle 4.25 ci imbarchiamo per Vienna, cercando di dormire un po’ con l’aiuto dei fusi orari e dell’ora legale. Alle 6.10 siamo arrivati, formalità sbrigate velocemente grazie all’efficienza austriaca e alle 13.30 siamo di nuovo a Trieste.