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Scialpinismo in Albania-Kosovo

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19/2 Vista la bellissimo giornata alle 14 partiamo per una prima gita di ricognizione verso la cima dell’Albania. Saliamo circa 800m di dislivello e rientrando in paese raggiungiamo i francesi che avevano fatto una variante in discesa. Con stupore notiamo che la guida albanese scia molto meglio dei suoi clienti francesi. Cena nella locanda impregnata di fumo e poi a dormire nella fredda casa disabitata.

20/2 Partiamo dopo le 8 per la lunga gita che ci porterà sul tetto dell’Albania. Seguiamo le tracce di ieri e dopo 2 ore di salita avvistiamo l’altro gruppetto di francesi partiti prima di noi. Loro hanno allungato il percorso passando per la sella tra la cima principale e il Mali Korabi. Un ripido traverso ci obbliga usare i rampant prima di raggiungere la dorsale sommitale seguendo la quale arriviamo in cima con gli sci ai piedi. Giornata senza una nuvola e panorama a 360 gradi su tutti i balcani meridionali. Il Korab 2765 essendo sul confine è anche la cima più alta della Macedonia. Dalla partenza sono 1550 metri di salita e diversi km di sviluppo. Bella la discesa con neve di tutti i tipi: dura, firn, crosta e pappa finale. Al pomeriggio visita al paese a vedere scene di vita rupestre che stanno scomparendo. Anche questi monti si stanno spopolando e i giovani abbandonano la dura vita rurale di montagna per inseguire le modernità delle cittadine di fondovalle. Cena sempre nella fumosa locanda e dormiamo in una camera al piano superiore. Più calda di quella di ieri.

21/2 Dopo colazione lasciamo il paese di Radomire e scendiamo a Kukes. Riprendiamo la nuova autostrada e in breve siamo al confine con il Kossovo. Ricambiamo i Leki albanesi (il Kosovo, come il Montenegro usa l’euro come valuta) e facciamo una ulteriore carta verde. Dopo il confine giriamo a destra per raggiungere la località di Dragash prima e di Brod poi, situate nel lembo di Kosovo che si incunea tra Albania è Macedonia. A sud di Brod la strada continua sino a raggiungere l’albergo Arxhena, base per le escusioni e sciate in zona. Prendiamo una camera e poi vista la bella giornata andiamo in gita. Saliamo lungo una pista percorsa dai gatti delle nevi che portano i turisti in quota. L’impianto che doveva servire tale pista non è mai stato finito e in alto c’è uno skilift che funziona con un motore diesel. Sull’impianto ci sono diversi sciatori kosovari e militari tedeschi del contingente Kfor. Continuiamo a salire sino a raggiungere una cima a quota 2300 circa. La zona è molto bella e si intuiscono diverse gite scialpinistiche. Si vede in lontananza il Korab da una parte e la Titov Vrh con la sua inconfondibile torre di vetta dall’altra. Siamo nel parco dei monti Sharr, vicini anche alla Vrtaca che avevo salito tanti anni fa dal versante macedone. Salito poco più di 800 mt di dislivello. Cena in albergo. Diversi i turisti locali.

22/2 Le previsioni meteo hanno ragione. Il tempo è brutto e nel pomeriggio dovrebbe peggiorare. Decidiamo quindi di scendere a valle e di usare la giornata per visitare Prizren e spostarsi a Bresoviza evitando di incrociare gli sciatori della domenica. Prizren è una piccola Sarajevo, con il ponte turco, le moschee e le chiese della minoranza ortodossa. Le indicazioni sono trilingui (albanese, serbo e turco) e per i turisti anche in inglese. Anche se le tensioni interetniche tra albanesi e serbi sembrano sopite, la polizia e le forze Kfor si fanno notare a difesa dei simboli serbi. Pranziamo con poco (i prezzi in Kosovo sono molto bassi. Per esempio la benzina costa 1 euro al litro) e al pomeriggio ci dirigiamo verso la stazione sciistica di Brezovica situata in un enclave serba. Tale stazione risale all’epoca della Jugoslavia ed era ferma per diversi anni ed ora sta ripartendo. Questa enclave serba sembra povera. Gli edifici sono fatiscenti e le macchine scassate. Un netto contrasto con la parte albanese che sembra in pieno boom. La strada che sale agli impianti non è neanche segnata sulla carta e gli ultimi chilometri sono ingorgati di macchine dei sciatori della domenica che rientrano a causa del maltempo (bufera di neve in alto con vento fortissimo). Rinunciamo a pernottare presso gli impianti e scendiamo di un paio di chilometri e troviamo alloggio al Qafa resort pieno di gente che mangia. Alla sera poi siamo soli per mangiare e per dormire.

23/2 Il tempo è un po’ meglio rispetto a ieri anche se sempre coperto e ventoso. Risaliamo alla partenza degli impianti che rimangono fermi e con le pelli risaliamo una pista sino in cima. Arriviamo alla stazione di arrivo di una vecchia ovovia jugoslava. Uno scheletro di ferro arrugginito circondato dagli “ovetti” piccoli di allora. Il tempo è pessimo. Nebbia e vento. Il GPS ci dice che siamo ad un passo dal confine macedone e vicini ad una cimetta. Ma non si può far altro che scendere. Sciata di rientro con tratti di polvere. Oggi salito solo 500 metri di dislivello, sufficienti a farci capire che questo posto offre parecchie possibilità di fuoripista. Nel pomeriggio trasferimento verso la Rugova Valley nel nord-oveste del Kosovo. Ripassiamo per Prizren, poi Gjakova e Decani. Qua andiamo verso il monastero serbo che sapevo presidiato dai militari italiani della Kfor. Con sorpresa invece troviamo militari sloveni. L’atmosfera è tranquilla e rilassata ma il monastero è chiuso. Continuiamo il viaggio verso Peja. Qui facciamo rifornimento di cartine e depliant nel locale ufficio turistico e poi andiamo a visitare il Patriarcato Serbo appena fuori della città. Non ci sono più militari ma solo poliziotti. La visita merita. La chiesa ha numerosi affreschi antichi. Poi proseguiamo risalendo la spettacolare valle Rugova sino al paesino di Boge. Qui troviamo alloggio al nuovo Hotel Magra Austria. Vero lusso per pochi soldi.

24/2. Finalmente bel tempo. Ritorniamo indietro verso Peja e poi ci inoltriamo in una valle laterale a sinistra verso la cima dell’Haila 2500m nostro obbiettivo di oggi. Saliamo con l’auto su una strada prima asfaltata, poi bianca e infine innevata sino quando un masso franato dall’alto ci ferma. (per la cronaca eravamo con un subaro forester). Iniziamo quindi la gita a quota 1200. Saliamo lungo la strada sino a degli alpeggi, poi pieghiamo a sinistra seguendo una traccia di motoslitta che sale attraverso un bosco sino ad un’ultima malga. Poi su terreno aperto ancora a sinistra sino ad un passaggio tra rocce superato il quale inizia il bellissimo pendio finale esposto a sud. Saliamo sino in cresta e poi a piedi gli ultimi metri sino in cima che è sul confine con il Montenegro. Si addensano un po’ di cumuli che per fortuna impediscono al sole di cucinare la neve. Discesa bellissima sino all’alpeggio e poi in breve si rientra all’auto. Rientriamo a Peja dove dopo una sosta per spesa e benzina iniziamo il rientro. Saliamo il passo per entrare in Montenegro. Scendiamo a Rozaje e guidiamo sino a Kolasin dove dormiamo in un alberghetto sulla strada.

25/2 Lunghissimo viaggio di rientro. Da Kolasin lungo la valle della Moraca scendiamo a Podgorica. Poi Niksic, attraversiamo un tratto della Srpska Repubblica (entità serba della Bosnia) Trebinje, Dubrovnik e Ploce. Qua prendiamo la nuova autostrada ma dopo Zara dobbiamo uscire perché causa bora il ponte della Maslenica è chiuso. Jadranska magistrala con tempo da lupi e in serata rientriamo a Trieste

Matteo Moro e Angelo Zagolin