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Iran 2008: tra montagne, storia e bazar

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Capita qualche volta nella vita che qualcuno riesca a dar forma ai tuoi sogni e a quelle che, fino a quel momento, erano rimaste per te pure fantasticherie, libere proprio perché (apparentemente) irrealizzabili. Così è accaduto quando gli amici Paolo e Silvana,viaggiatori per nascita e quasi per insopprimibile necessità fisica, mi hanno proposto la loro idea di un viaggio in Iran. Questo sarebbe stato, di per sé, sufficiente a realizzare un sogno a lungo cullato… perciò, quando ho saputo che tra le loro idee c’era anche quella di abbinare alla visita turistica qualche sgambata scialpinistica, ho pensato che una tale occasione andava colta senza pensarci neanche un secondo. Naturalmente l’intento scialpinistico era un desiderio che avevamo, ma la cui realizzazione dipendeva da situazioni che avremmo potuto verificare solo in loco, non avendo, a questo riguardo, alcuna certezza preventiva. Anche questo però non è mai stato un problema all’interno del nostro gruppo, dal momento che una voglia di conoscenza molto più vasta della semplice salita di una o più cime, ci pervadeva tutti alla stessa maniera. Perciò siamo partiti, pieni di curiosità e di emozioni, il 1° marzo; un gruppo di 7 amici suddiviso, in qualche modo, in due sottogruppi: “i sbarbai” e “i veci”. Tali termini, naturalmente, non alludono minimamente all’età anagrafica, ma all’esperienza in qualità di viaggiatori. Rispetto a ciò, noi “sbarbai”(Ivan, Antonello, Vittorio, detto el dotor, ed io) non potevamo che inchinarci all’esperienza degli amici Paolo, Silvana e Franco(soprannominato kubidè, per la sfrenata propensione verso questo piatto della cucina iraniana).

Non ho ancora nominato l’ottavo personaggio di questa breve storia, che, come in tutte le storie che si rispettino, appare solo a storia iniziata ma è assolutamente il personaggio chiave di tutto il racconto e cioè quella persona meravigliosa e bellissima che è stata, per tutta la durata del nostro viaggio, la nostra guida: Mansour. E’ stato certamente lui la nostra chiave di volta, colui che ha fatto sì che un viaggio già di per sé particolare potesse diventare una meravigliosa esperienza di conoscenza. A lui abbiamo posto mille domande e mille richieste, ricevendo in cambio risposte e gentilezze secondo quel puro spirito persiano che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nel corso del viaggio. E’ certo che a lui dobbiamo quanto abbiamo potuto conoscere in più rispetto a ciò che è, e rimane, visibile a tutti. Non voglio qui fare un racconto dettagliato delle tappe e dei luoghi che abbiamo visto: mi piacerebbe riuscire a trasmettere anche solo qualcuna delle tantissime emozioni che ho vissuto, a riportarvi, con le parole, le immagini dei tanti sorrisi incontrati, che hanno raccontato storie così lontane dalle nostre storie, eppure così uguali nei desideri fondamentali della vita di ciascuno. Mi piacerebbe poter lanciare da queste pagine un piccolo messaggio di pace e di serena convivenza parlando di persone che hanno una lingua diversa, che pregano un Dio diverso, che mangiano e vivono in maniera diversa, ma che mi hanno elargito sorrisi e gentilezze, che mi hanno aiutata e che hanno cercato nei miei occhi la sincerità e il rispetto che ciascun uomo cerca nell’altro…In qualsiasi parte del mondo.

Capita qualche volta nella vita che qualcuno riesca a dar forma ai tuoi sogni e a quelle che, fino a quel momento, erano rimaste per te pure fantasticherie, libere proprio perché (apparentemente) irrealizzabili. Così è accaduto quando gli amici Paolo e Silvana,viaggiatori per nascita e quasi per insopprimibile necessità fisica, mi hanno proposto la loro idea di un viaggio in Iran. Questo sarebbe stato, di per sé, sufficiente a realizzare un sogno a lungo cullato… perciò, quando ho saputo che tra le loro idee c’era anche quella di abbinare alla visita turistica qualche sgambata scialpinistica, ho pensato che una tale occasione andava colta senza pensarci neanche un secondo. Naturalmente l’intento scialpinistico era un desiderio che avevamo, ma la cui realizzazione dipendeva da situazioni che avremmo potuto verificare solo in loco, non avendo, a questo riguardo, alcuna certezza preventiva. Anche questo però non è mai stato un problema all’interno del nostro gruppo, dal momento che una voglia di conoscenza molto più vasta della semplice salita di una o più cime, ci pervadeva tutti alla stessa maniera. Perciò siamo partiti, pieni di curiosità e di emozioni, il 1° marzo; un gruppo di 7 amici suddiviso, in qualche modo, in due sottogruppi: “i sbarbai” e “i veci”. Tali termini, naturalmente, non alludono minimamente all’età anagrafica, ma all’esperienza in qualità di viaggiatori. Rispetto a ciò, noi “sbarbai”(Ivan, Antonello, Vittorio, detto el dotor, ed io) non potevamo che inchinarci all’esperienza degli amici Paolo, Silvana e Franco(soprannominato kubidè, per la sfrenata propensione verso questo piatto della cucina iraniana).

Non ho ancora nominato l’ottavo personaggio di questa breve storia, che, come in tutte le storie che si rispettino, appare solo a storia iniziata ma è assolutamente il personaggio chiave di tutto il racconto e cioè quella persona meravigliosa e bellissima che è stata, per tutta la durata del nostro viaggio, la nostra guida: Mansour. E’ stato certamente lui la nostra chiave di volta, colui che ha fatto sì che un viaggio già di per sé particolare potesse diventare una meravigliosa esperienza di conoscenza. A lui abbiamo posto mille domande e mille richieste, ricevendo in cambio risposte e gentilezze secondo quel puro spirito persiano che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nel corso del viaggio. E’ certo che a lui dobbiamo quanto abbiamo potuto conoscere in più rispetto a ciò che è, e rimane, visibile a tutti. Non voglio qui fare un racconto dettagliato delle tappe e dei luoghi che abbiamo visto: mi piacerebbe riuscire a trasmettere anche solo qualcuna delle tantissime emozioni che ho vissuto, a riportarvi, con le parole, le immagini dei tanti sorrisi incontrati, che hanno raccontato storie così lontane dalle nostre storie, eppure così uguali nei desideri fondamentali della vita di ciascuno. Mi piacerebbe poter lanciare da queste pagine un piccolo messaggio di pace e di serena convivenza parlando di persone che hanno una lingua diversa, che pregano un Dio diverso, che mangiano e vivono in maniera diversa, ma che mi hanno elargito sorrisi e gentilezze, che mi hanno aiutata e che hanno cercato nei miei occhi la sincerità e il rispetto che ciascun uomo cerca nell’altro…In qualsiasi parte del mondo.