Scivolare.it

Scialpinismo alle isole Svalbard

Pubblicato il: Non Disponibile Commenti non abilitati

Il tempo è brutto: nuvole basse e vento abbastanza forte, dritto in faccia. Dopo 2 ore ci fermiamo all' imbocco della Foxdalen per mangiare qualcosa di caldo. Il nostro pranzo sarà sempre una variazione sullo stesso tema. Drytech produce cibo liofilizzato, basta aggiungere acqua calda dal thermos, richiudere la busta, aspettare cinque minuti, ed è pronto. Comodissimo e niente male. Camminiamo un' altro paio d'ore e poi montiamo il campo poco prima dell' inizio del ghiacciaio. Abbiamo 3 tende da 3 persone ciascuna. Il telo interno e il telo esterno sono già legati tra loro e, dopo la prima volta, il montaggio è un gioco da ragazzi. Giovanni sbaglia e finisce nella tenda più bassa e più scomoda per cucinare, ma è troppo orgoglioso per accettare uno scambio. Usiamo dei fornelli MSR a kerosene per sciogliere la neve per il tè, mentre Giovanni, Francesca e Filippo fanno da mangiare, per tutti, su un fornello Coleman, più grande. Giovanna, Gianluca e Nicola dividono una tenda e la terza tenda è quella internazionale dove si parlano 4 lingue: tedesco, inglese italiano e olandese. Per Ane non fa nessuna differenza. Quando scopre che la sua catena è lunga abbastanza viene a curiosare nella nostra tenda. Abbiamo i cani per la nostra sicurezza. Dovesse avvicinarsi un' orso essi si accorgerebbero molto prima di noi e questo ci dovrebbe dare il tempo per prepararci. Comunque i due fucili sono sempre a portata di mano. Se ci si muovesse senza cani bisognerebbe mettere un trip-wire intorno al campo con delle mini-cariche esplosive che potrebbero esplodere anche solo per il movimento del filo procurato dal vento o perché una persona inciampa, spaventando tutti inutilmente. Meglio e più efficiente con i cani! Anche se il tempo è molto instabile e abbiamo luce 24 ore su 24, decidiamo di mantenere i ritmi normali. Ci svegliamo, facciamo colazione e smontiamo il campo. Dobbiamo salire sul ghiacciaio. C'è un passaggio, non ci sono crepacci, ma dobbiamo salire 450 m con le pulke. Appena c'è una leggera discesa i cani cominciamo a correre e le slitte si rovesciano.

Dopo qualche ora raggiungiamo il posto per il secondo campo, ai piedi di un colle. Pranziamo e poi partiamo per la salita della cima indicata come quota 903 sulla carta. Durante il trasferimento il cielo è parzialmente azzurro ed è cessato il vento, ma raggiungiamo la vetta con visibilità nulla, e dobbiamo inginocchiarci per non essere sbattuti dalle raffiche giù dalla cresta. Ritornati agli sci siamo in mezzo ad un white-out. Tutto sembra uguale, non si capisce dove finisca la neve e dove inizi l' aria. Il senso di equilibrio va in tilt, ci viene mal di mare! Mi metto sulle tracce dei cani e questo mi aiuta a ritrovare la posizione. Quando raggiungiamo il campo troviamo i nostri sacchi a pelo coperti da un fine strato di neve; il vento ha fatto incollare i due teli della tenda. Costruiamo un muretto e asciughiamo le cose nel modo migliore possibile, ma non riusciamo del tutto a risolvere il problema quindi copriamo i bagagli e i sacchi a pelo con un sacco bivacco. La mattina dopo, appena stendiamo i sacchi per asciugarli, comincia a nevicare, anzi, è pioggia ghiacciata. La temperatura è intorno allo zero. Non si vede nulla quindi decidiamo di spostare il campo. Dobbiamo superare il colle e con le pulke è un'impresa! E' troppo ripido per andare diritti, e facendo le curve le pulke si rovesciano.

Quelli con le pulke più leggere raggiungono il colle per primi e poi scendono per aiutare gli altri. La discesa dall' altra parte è un'avventura simile. Anche qui il pendio è troppo ripido e quindi decidiamo di calarle fino a dove riusciamo. Ma l'ancoraggio è un problema; dove c'è abbastanza neve sopra, ci sono rocce affioranti sotto, dove il pendio è buono c'è poca neve sopra. Giovanni rischia di scivolare assieme alla sosta quando una slitta prende velocità, ma riesce a bloccare tutto all'ultimo momento. Più in basso sleghiamo le slitte e le accompagniamo ancora un po' prima di lasciarle andare. Quando le abbiamo portate giù tutte in questo modo le raccogliamo e ci fermiamo per la dose quotidiana di Drytech.

percorriamo ancora sul ghiacciaio Kokbreen un tratto in leggera discesa, abbastanza per far scivolare le pulke. Ane comincia a correre entusiasta e la slitta vola, mi supera e tutto finisce in un groviglio: cane, corde, sci, pulke e persona. Lavorare con i cani è molto divertente, ma per niente facile! Montiamo il campo sotto Fosstoppen ad una buona distanza dal campo norvegese perché anche loro hanno i cani. Visto da sopra il loro campo ha un aspetto molto ordinato: un cerchio con tutti i cani, ben distanziati tra loro, da una parte e dall'altra parte le tende, ognuna con il suo muretto. Il nostro è molto riconoscibile, tipicamente italiano: in ordine sparso. Ma per quanto riguarda i muretti ci diamo da fare: l'esperienza del giorno prima è stata maestra! In serata saliamo una cima senza nome lungo una bella cresta con una cornice niente male. La sciata è divertente. Anche Fosstoppen il giorno dopo è una bella meta. Il tempo è bruttissimo ma quando attraversiamo un piccolo passo siamo sotto vento e più al riparo. Come il giorno prima lasciamo gli sci all'inizio della cresta e procediamo a piedi. La neve sulla cresta è soffice e anche qui c'è la cornice, su entrambi i lati, bisogna stare molto attenti. Quando torniamo al campo lo troviamo sepolto dalla neve. Liberiamo le tende, rafforziamo i muretti ed il resto del tempo lo passiamo in tenda dormendo e chiacchierando, continua a nevicare. Giovanni ha notizie dal paese; 5 °C e sole! In linea d'aria saremo distanti 15 km.... Poi bisogna sempre far andare il fornello. Ormai abbiamo la nostra routine. Quando ci svegliamo accendiamo il fornello e cominciamo a sciogliere la neve raccolta il giorno prima. L'acqua calda dei thermos viene usata per il tè e la colazione: muesli con cacao e marmellata, biscotti o crackers. Continuiamo così finché abbiamo riempito di nuovo tutti i thermos. A pranzo cibo liofilizzato, e la sera pasta o risotto con i mitici sughi di Stefano, fatti in casa. Come dessert custard con frutta sciroppata. Chi dice che bisogna solo soffrire in questo ambiente ostile? Il quinto giorno ci svegliamo con il sole. Si vede fino al mare, 60 km verso sud-ovest. Facciamo tante foto, asciughiamo i sacchi a pelo e i materassini e poi smontiamo il campo.

Ormai sappiamo tutti che cosa e in quale pulka va, ogni spostamento del campo è più veloce. Superiamo di nuovo un colle e sull'altro versante la discesa è piuttosto ripida. Troppo per andare diritti, ma in traversata le slitte si rovesciano. I cani tirano in discesa, e servono 2 persone a slitta per trattenerli e per tenere in equilibrio la slitta. Lasciamo le slitte e saliamo Drontoppen. Lasciamo gli sci all'inizio della cresta e si prosegue a piedi nella neve fresca. Purtroppo il tempo era già cambiato e quindi non godiamo di un gran panorama. Dopo qualche curva che finisce 10m più in basso di quello che pensavo decido di seguire di nuovo le tracce dei cani e riesco a sciare bene senza vedere dove vado. Pranziamo e poi altre 2 ore di cammino prima di rimontare il campo. Il tempo è di nuovo migliorato e in prima serata partiamo per un'altra gita, questa volta senza cani. Ci guardano tristi, ma non protestano. Da Bergmannshatten abbiamo un ampio panorama e la discesa è divertente, cerchiamo i punti più ripidi per fare le nostre curve. La cena sparisce in un attimo! Ane e Quito vengono, a turno, a farci compagnia in tenda. Il tempo sembra volgere al bello, di nuovo sole. La ormai solita routine: colazione, thermos, asciugare tutto, smontare e via. Il bello di camminare su un ghiacciaio relativamente piatto è che puoi decidere a caso se salire una cima a destra o una a sinistra, basta scegliere. Lasciamo i cani con le slitte e partiamo. Questa volta la cima è un po' più lontano, ma le distanze sono sempre brevi e le salite corte e poco tecniche. La combinazione di trekking e salite è l'ideale per questa zona. Cominciamo la discesa del Dronbreen. All'inizio è divertente, leggera discesa, neve dura, voliamo. Ma con il passare delle ore la neve si scalda e diventa molle. Ad un certo punto sleghiamo i cani e, in due, tiriamo le loro slitte. I cani restano indietro, dove noi, con gli sci, riusciamo ancora a galleggiare, loro sprofondano fino alla pancia. Montiamo l'ultimo campo in fondo di Adventdalen, ormai fuori dal ghiacciaio. La neve è sporca, qui pascolano le renne che la mattina vengono a farci visita. Si avvicinano fino a ca. 10m dalle tende. I cani le ignorano. Ane si è appropriata di una pulka e sta troppo comoda per alzare la testa! Ultima colazione e poi una lunga camminata su neve sempre più bagnata fino alla miniera n°7 dove Ester viene a prenderci. L'ultimo chilometro camminiamo nell'acqua! Quest'anno le temperature sono molto sopra la media e la stagione è avanti di 1 mese. Abbiamo un giorno per riposarci e comprare qualche souvenir e poi, con partenza alle 4, torniamo a casa. A mezzanotte siamo di nuovo a Padova con il ricordo di un'avventura passata troppo in fretta.