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Creta - Sulle tracce dello "Sciotauro"

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Scialpinismo a Creta - Traversata Lefki Ori

Relazione Il punto di partenza è il rif. Kallergi (chiuso in inverno), che si raggiunge da Omalos in circa 2 ore per strada sterrata; in assenza di neve, questo tratto si può percorrere in auto, meglio fuoristrada (servizio taxi offerto dal gestore della locanda di Omalos con il suo pick-up). Dal rifugio si prosegue lungo la strada che costeggia la cresta principale (si devono attraversare pendii molto ripidi e ghiacciati se la strada è coperta dalla neve); oltrepassare un caratteristico ovile, proseguendo ancora per un breve tratto fino a un belvedere a forma di gazebo che domina l'alpeggio di Bouria. Qui lasciare la strada e salire a destra lungo un valloncello (iniziano le paline del sentiero E4). Seguendo le paline si piega a sinistra raggiungendo una selletta che dà l'accesso a un vasto plateau. Attraversarlo sempre paralleli alla cresta principale fino a un'altra selletta, poi con un ripido mezzacosta in leggera salita raggiungere la cresta principale e salire alla vetta del Melindaou, 2133 m. Lungo il versante E calare per 300 m entrando in un bel valloncello che si segue a lungo in leggera discesa verso S fino a immettersi in un vallone più grande. Scendere lungo questo per un breve tratto, poi (attenzione alle paline) tenersi sulla sinistra per aggirare in mezzacosta il fianco del rilievo quotato 2125 F&B. Da qui rimettendo le pelli si raggiunge un nuovo valloncello che, questa volta in salita, supera una serie di balze e di doline e con alcuni giri tortuosi raggiunge infine il bivacco Katsiveli; il bivacco invernale si trova nella prima costruzione al centro della conca, a volte semisommersa dalla neve, mentre il rifugio vero e proprio, sulla sella sovrastante, è chiuso.

Se si arriva al bivacco abbastanza presto, è consigliabile lasciare i bagagli ed effettuare la salita di una delle cime circostanti, tutte molto simili e dalla caratteristica forma conica; o, se si hanno gambe e almeno 3-4 ore a disposizione, salire l'invitante monte Pachnes, 2453 m, che espone a N un magnifico pendio di circa 500 m. La seconda tappa è più impegnativa. Deviando dal sentiero E4, dal bivacco si sale lungo un valloncello in direzione SE fino a una selletta, oltre la quale si apre un mondo veramente lunare, un vasto altopiano disseminato di enormi doline e crateri. Tenendosi alti sulla sinistra con un giro tortuoso, si traversa a lungo in mezzacosta (tratti ripidi) fino a un'alta selletta ai piedi del rilievo conico quotato 2337 F&B. Oltre questa selletta, una grande voragine sbarra la strada; risalire perciò per un tratto verso la cima costeggiandone il bordo, finché è possibile scendere direttamente al suo fondo.

Sempre in assetto da discesa, si supera un lungo traverso in mezzacosta fino a un piccolo plateau ai piedi dell'ennesimo cono (che è il Grias Soros, terza cima dell'isola e seconda del massiccio dopo il Pachnes); attraversare ulteriormente sempre in mezzacosta ai suoi piedi fino a raggiungere la sella posta a N di questa cima, dove si incontrano nuovamente le paline segnaletiche. Oltre la sella si scende per un breve tratto in un canale, cercando di non perdere quota; traversando ancora in mezzacosta sempre ai piedi del Grias Soros, si raggiunge una nuova selletta a E della cima. Rimettere le pelli e proseguire guidati dalle paline con lunghi saliscendi aggirando un cocuzzolo dopo l'altro. Si attraversano così due successive conche, con tratti di discesa di 2-300 m e successive risalite (le une e le altre evitabili con dei lunghi traversi a mezza costa). All'ennesima selletta, ormai in vista del vicino Kastron, scendere su pendii aperti fino a un falsopiano da cui si risale in breve alla selletta alla base di questa cima, da dove si apre la vista verso il mare. Thalassa! Thalassa!, si sarebbe portati ad esclamare, intuendo la meta vicina: ma invece l'anabasi non è ancora finita.

Da qui l'itinerario estivo sale per un tratto verso la cima e attraversa in alto, su terreno molto ripido e impegnativo. Dovrebbe essere anche possibile, come indicato da alcune relazioni, raggiungere la cresta sommitale e percorrerla tutta, scendendo poi direttamente verso l'altopiano del Tavri (col senno di poi, questa dovrebbe essere la soluzione migliore). Il percorso da noi seguito (illudendoci che fosse il più facile e diretto) si tiene ancora in mezzacosta lungo il fianco del Kastron e attraversa fin quasi all'estremità successiva dell'ampio vallone; qui (dove ci siamo resi conto dell'errore, troppo tardi per rimediare) scendere abbastanza ripidamente per circa 200 m paralleli alla dorsale che delimita il vallone, finché si può facilmente valicarla e scendere sul versante opposto ancora per 300 m di dislivello circa, obliquando sempre verso destra. L'obiettivo è quello di aggirare questo versante del Kastron al di sotto di una zona più scoscesa ma senza scendere troppo verso il fondo del vallone. Dove finisce la neve, incomincia il calvario: con gli sci in spalla si deve percorrere un terreno estremamente accidentato e sbarrato continuamente da doline, inghiottitoi e fenditure a volte seminascoste da chiazze di neve (delle quali è meglio sempre diffidare). Guidati soprattutto dall'intuito, ogni tanto da qualche traccia che presto si perde, con continui saliscendi, giri viziosi e perfino qualche passaggio di II grado, si arriva finalmente alle costruzioni presso la fine della strada che giunge da Askifou.

Finite le tribolazioni ma non le fatiche, ci aspettano ancora un paio d'ore di marcia lungo la strada che costeggia l'altopiano di Tavri e poi scende verso valle. Si lascia a destra la bianca costruzione del rif. Tavri (chiuso) e si prosegue fino a un gruppo di case (fontana), dove conviene abbandonare la strada per prendere il più diretto sentiero che cala verso E e si ricongiunge con la stessa strada 300 m più in basso, ormai prossimi alle case di Askifou.

Testo e foto
Antonio Massarutto
Sebastiano Parmegiani

Club alpino greco - Hanià Libreria L'Escursionista www.escursionista.it
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