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La ricerca in valanga con ARVA digitali

Pubblicato il: 11/02/2009 Commenti non abilitati

Dopo un periodo durato circa venti anni in cui gli ARVA (Apparecchi per la Ricerca dei travolti in Valanga) indossati dagli sci alpinisti, e solo raramente da altri frequentatori della montagna in inverno, erano praticamente identici tra loro a prescindere dal costruttore; negli ultimi anni si è assistito ad una piccola rivoluzione dettata dall’ingresso della tecnologia digitale. Gli ARVA di prima generazione erano tutti basati su tecnologia analogica con la quale il segnale veniva emesso, ad una frequenza di 457 KHz, da una sola antenna. La stessa antenna veniva poi utilizzata per ricevere il segnale durante la fase di ricerca degli ARVA sepolti. Con la tecnologia analogica l’individuazione della direzione e della distanza dell’apparecchio da ricercare devono essere desunte dall’intensità del suono emesso dall’apparecchio ricevente che, grosso modo, aumenta al diminuire della distanza a parità di orientamento dell’ apparecchio ricevente. Senza voler entrare ora nelle complesse tematiche relative alla ricerca mediante apparecchi analogici ad una sola antenna, cosa questa che esula dalle finalità di questo articolo, si vuole solo evidenziare come questi apparecchi presentassero alcune difficoltà, in particolare per persone poco addestrate, nella ricerca multipla (2 o più apparecchi posti in un raggio di 7—10 m) o in quella in profondità (1 apparecchio sepolto per oltre 2m).

Per ovviare a queste difficoltà i costruttori di ARVA hanno introdotto prima apparecchi con due antenne e più recentemente con tre antenne in modo da operare sulle tre coordinate spaziali. Il passaggio a sistemi con più antenne è stato accompagnato anche dall’utilizzo di tecnologia digitale per elaborare il segnale radio captato dall’ apparecchio ai fini di individuare con più facilità gli apparecchi sepolti anche attraverso l’indicazione visiva di direzione e distanza dell’apparecchio o degli apparecchi da ricercare.