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Italia-Francia, il duello dei confini sulla cima del Monte Bianco

Pubblicato il: 09/09/2015 Nessun commento

Ecco da dove nasce la disputa territoriale riguardante il ghiacciaio del Gigante

La disputa è a di poco annosa. Di fatto va avanti dal 1860. Parliamo del Monte Bianco, vetta d’Europa, metà italiano, metà francese. Ma sui confini, per qualche manciata di metri, non si trova un accordo ormai da decenni. Ora la disputa sta però scivolando verso un caso giudiziario perché qualche giorno fa, il 4 settembre, due guide alpine francesi su ordine del sindaco di Chamonix, Eric Fournier, hanno bloccato con una transenna (con tanto di catene e lucchetti) l’accesso al ghiacciaio del Gigante dal rifugio Torino, che si trova 80 metri sotto all’arrivo a Punta Helbronner della nuovissima funivia Skyway. «Motivi si sicurezza» ha spiegato il sindaco di Chamonix, dopo le polemiche che hanno animato l’estate, quando turisti in scarpe da ginnastica si avventuravano lungo il ghiacciaio (pieno di crepacci) come per fare una passeggiata. Così il sindaco di Chamonix, temendo incidenti sul territorio francese, ha deciso di chiudere a chiave l’accesso (si arriva da una porta che si affaccia sul ghiacciaio direttamente da un lungo corridoio del rifugio Torino), intervenendo senza dir niente a nessuno su territorio italiani. «Capisco i suoi timori, ma quel blocco è assurdo e inaccettabile e va tolto» taglia corto il sindaco Fabrizia Derriard.

Esplora il significato del termine: l fatto è che il pericolo era già segnalato con cartelli firmati anche dalla Guardia di Finanza: «Hanno tolto gli avvisi di pericolo che avevamo posizionato dopo il massiccio afflusso di turisti nei mesi scorsi - spiega il sindaco di Courmayeur, Fabrizia Derriard - e hanno chiuso il passaggio, creando situazioni di pericolo per gli alpinisti che orano devono scavalcare una transenna per mettere piede sulla neve». Ma se un alpinista si fa male mentre scavalca quella muro di ferraglia di chi è la responsabilità? E si può parlare di una sorta di «blocco stradale? Sul caso si è mosso anche il presidente della Regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin che ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro degli Esteri Gentiloni per chiedere un intervento urgente del governo italiano».l fatto è che il pericolo era già segnalato con cartelli firmati anche dalla Guardia di Finanza: «Hanno tolto gli avvisi di pericolo che avevamo posizionato dopo il massiccio afflusso di turisti nei mesi scorsi - spiega il sindaco di Courmayeur, Fabrizia Derriard - e hanno chiuso il passaggio, creando situazioni di pericolo per gli alpinisti che orano devono scavalcare una transenna per mettere piede sulla neve». Ma se un alpinista si fa male mentre scavalca quella muro di ferraglia di chi è la responsabilità? E si può parlare di una sorta di «blocco stradale? Sul caso si è mosso anche il presidente della Regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin che ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro degli Esteri Gentiloni per chiedere un intervento urgente del governo italiano».

La guardia di Finanza ha inviato una relazione sul caso anche alla procura di Aosta: «Non possiamo fare finta di niente, quel blocco all’ingresso del ghiacciaio deve essere tolto. Poi sarà la diplomazia a discutere il caso» spiega il maresciallo della Guardia di Finanza di Entreves, Delfino Viglione, che da anni segue la disputa dei confini. Il fatto è che secondo i francesi, che hanno un catasto diverso, il confine passa appena sotto il rifugio Torino quindi sia il rifugio (gestito dal Cai) sia l’arrivo della funivia italiana a Punta Helbronner sarebbero su territorio francese. «Non diciamo stupidaggini, il rifugio Torino è in Italia» ripete da sempre il sindaco di Chamonix. L’Italia da sempre fa riferimento alla cartografia riconosciuta a livello internazionale dalla Nato quando, nel 1860, furono cedute Nizze e la Savoia alla Francia. Il trattato riconosce la cima del Monte Bianco come spartiacque. Ma oltralpe sostengono di aver perduto la copia del trattato depositato a Parigi (che invece esiste nell’archivio di Stato di Torino). Quindi i francesi tengono come decisivo il documento siglato da Napoleone III a Cherasco dopo la vittoria sui piemontesi nel 1796 in cui si parlava di confini sui «punti più avanzati verso il Piemonte», ben al di sotto dello spartiacque. E per i cugini transalpini pure la cima sarebbe tutta francese. Proprio in questi giorni sono al lavoro tecnici dell’Istituto geografico militare italiano e francese per ridefinire i confini. Chissà che riescano a risolvere per sempre la disputa ad alta quota.

Di sicuro la guerra dei confini si è acuita dopo la conclusione dei lavori della nuova funivia del Monte Bianco sul versante italiano. All’inaugurazione di maggio i francesi non hanno partecipato e anzi, avrebbero perfino ritoccato i prezzi della funivia «aumentando da 27 euro a 39 il costo del biglietto andata e ritorno da Punta Helbronner all’Aiguille du Midi, mentre l’hanno tenuto invariato per chi parte dalla Francia» ha dichiarato Roberto Francesconi, amministratore delegato di Sky Way. All’avveniristica funivia roteante i vicini dell’Alta Savoia stanno già rispondendo con una passerella che dalla prossima primavera permetterà di fare a piedi il giro completo all’Aiguille du Midi. Tonnellate di acciaio e cemento sono già in quota per l’ultima battaglia sulla vetta d’Europa.

Autore: http://www.corriere.it/
Tratto da: Corriere

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