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Respirare sotto la neve. Studi in corso a Cervinia

Pubblicato il: 25/03/2015 Nessun commento

Test condotti con l'Air safe

Come si può respirare sotto la neve? Come risponde l’organismo alla respirazione con l’air safe, un tubo che sfrutta l’aria presente nella neve? Sono alcuni dei quesiti cui sta cercando di rispondere un gruppo di medici della Struttura complessa di Anestesia e rianimazione e del Centro di medicina di montagna dell’Ausl Valle d’Aosta, in collaborazione con l’istituto di medicina d’emergenza di montagna, che fa capo all’Eurac (Accademia europea) di Bolzano, diretto da Hermann Brugger.

Nelle scorse settimane di marzo a Cervinia sono stati eseguiti una serie di test su volontari sani che si sono serviti del nuovo zaino “Freeride full safe 30” della ditta Ferrino, composto da un air bag, dall’apparecchio “air safe” per “respirare” sotto la neve e da una piastrina Recco, un diodo riflettore già inserito in molte giacche da sci e scarponi. L’air safe, che si rifà all’Avalung (letteralmente il polmone da valanga), brevettato nel 1996 dal medico americano Thomas Crowley, dovrebbe prolungare il tempo di sopravvivenza di una persona sepolta sotto la neve, fino a 45 – 60 minuti contro i 10 – 15 senza, per permettere ai compagni di gita o al soccorso organizzato di intervenire e di disseppellire il malcapitato, mentre l’air bag integrato nel sistema dovrebbe ridurre la profondità del seppellimento. «L’Air safe è stato sperimentato in fase pre-commerciale nel nostro Centro di medicina di montagna di Aosta e sul campo sin dal 2010 – dichiara Guido Giardini, a capo della struttura – e in base a questi test pilota si è visto che indossando il boccaglio prima di essere sepolti, si preservano le vie aeree da possibili ostruzioni e si evita la formazione della “maschera di ghiaccio” intorno alla bocca, dovuta alla solidificazione dell’aria espirata. L’Air safe sfrutta l’aria presente nella neve, variabile a seconda della densità della neve, ma presente anche fino al 60%, prelevandola nella parte anteriore del corpo ed espellendola nella parte dorsale, evitando così l’accumulo di anidride carbonica».

L’obiettivo dello studio, che è stato approvato dal comitato etico dell’Usl Valle d’Aosta è non solo di confermare l’utilità del dispositivo, ma anche di raccogliere altri dati sulla risposta dell’organismo al modo di respirare con l’air safe. «Al congresso della Società internazionale di medicina di montagna, svoltosi lo scorso anno a Bolzano, abbiamo presentato uno studio con i risultati di circa cinquanta test sull’air safe e in questa stagione invernale 2014 – 2015 abbiamo iniziato lo studio con il “full safe”, lo zaino che sarà in commercio a ottobre 2015 e che integra air safe, air bag e la piastrina Recco. – spiega Federico Prato, medico rianimatore e dell’elisoccorso di Aosta, referente del progetto di studio – Saranno coinvolti una dozzina di volontari adulti sani che svolgono attività sportive in ambiente montano invernale. Oltre ai parametri vitali saranno misurati la composizione dell’aria inspirata ed espirata e della nicchia e sarà usato un sistema innovativo, la Nirs (spettroscopia nel vicino infrarosso) per misurare l’ossigenazione a livello cerebrale. In questo studio i volontari sono seppelliti sotto un metro di neve e in posizione orizzontale per simulare il più possibile una situazione di valanga». I volontari dovranno sottoporsi a due test di seppellimento nella neve, uno con il full safe, respirando con l’air safe, e l’altro senza, in una buca con una camera d’aria. Grazie alla partecipazione di un nivologo, si testano anche la qualità e la temperatura della neve. E’ prevista la possibilità di fornire ossigeno in qualsiasi momento e di sospendere la simulazione da parte del soggetto. All’esterno, oltre ai medici ricercatori, è presente anche un medico rianimatore, pronto a intervenire e il disseppellimento richiede pochi secondi.

Si tratta comunque di uno studio in condizioni particolari che riproduce alcune delle condizioni del seppellimento da valanga, ma non è un vero e proprio incidente in cui potrebbero entrare in gioco delle variabili come la perdita del boccaglio del respiratore, un ritardo da parte dello sciatore nell’aprire l’air bag, la perdita dell’intero sacco nel rivolgimento della valanga e così via. «Per dare una risposta a questo stiamo continuando con le varie stazioni di elisoccorso la raccolta di dati sugli incidenti da valanga per valutare la sopravvivenza in base ai dispositivi indossati. – conclude Federico Prato – Per ora posso solo dire che in questa stagione una guida alpina in Valle d’Aosta si è salvata proprio grazie al tubo per respirare». La sperimentazione terminerà il prossimo inverno.

Autore: Servizio Valanghe Italiano
Tratto da: Servizio Valanghe Italiano

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