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Italiani dispersi sulle Ande. Muore uno degli alpinisti (10/01/09-Aggiornato!)

Pubblicato il: 08/01/2009 Nessun commento

Tre compagni in grave difficoltà. Investiti martedì da una violentissima tempesta

BUENOS AIRES - Tragedia sulle Ande. E' morto un alpinista italiano, rimasto bloccato insieme ad altri tre connazionali e ad una guida argentina a circa 6.600 metri, in un punto molto vicino alla cima dell'Aconcagua, la più alta delle vette del Sudamerica, dove la temperatura raggiunge i 20 gradi sottozero. Lo ha reso noto la polizia argentina, precisando che il gruppo si trova vicino ad un precipizio, in un'area molto rischiosa nota come il "ghiacciaio dei polacchi".

Gli italiani sono "due donne, entrambe di 38 anni, e due uomini, uno di 39 e l'altro di 35 anni", ha detto il capo della squadra di soccorso della polizia locale, Armando Parraga, precisando che a causa delle condizioni del clima, nella notte è stato impossibile cercare di mettere in salvo il gruppo: "Le operazioni riprenderanno alle 5 (le 9 in Italia, ndr), appena lo permetterà la luce del sole".

Parraga ha ricordato che nel pomeriggio la guida argentina, Federico Campanino, 31 anni, aveva parlato tramite un telefono satellitare con la squadra di soccorso, dando la notizia del decesso di uno dei membri del gruppo e della frattura di un altro italiano, che ha anche un edema polmonare. Altre fonti parlano di due italiani rimasti feriti a causa di una caduta. I componenti del gruppo presentano inoltre un quadro di ipotermia grave. Tra gli alpinisti c'era una quinta italiana, che però è scesa prima e ora si trova al sicuro.

"Si trovano ad appena 200 metri dalla vetta e trascorreranno la notte a circa 6.600-6.700 metri", ha detto all'Ansa Guido Losa, direttore delle Risorse naturali della provincia di Mendoza, che ha raccontato la dinamica della vicenda. "Ieri, dopo aver raggiunto molto tardi la cima della montagna, il gruppo ha sbagliato percorso, perché non ha imboccato la direzione abitualmente seguita per la discesa", ha detto Losa, ricordando che "successivamente, il componente del gruppo alla guida della cordata ha perso l'equilibrio, trascinando gli altri nella caduta".

"Ora - ha aggiunto - c'è il problema che, avendo sbagliato strada, il gruppo si trova in un punto in cui sono bloccati, perché è tecnicamente impossibile proseguire la discesa. I nostri soccorsi dovranno quindi prenderli, riportarli nelle prossimità della vetta, e poi ridiscendere dal sentiero giusto. E' una situazione obiettivamente molto complicata".

Ieri mattina un elicottero argentino era riuscito a individuare il gruppo, e aveva subito fatto scattare l'allarme. Tuttavia, sia la conformazione del terreno sia le condizioni climatiche rendono molto rischiosa un'operazione di salvataggio tramite un elicottero. La speranza degli esperti locali è che la guida argentina riesca in qualche modo a far portare il gruppo in un punto più accessibile per poter procedere all'evacuazione.

AGGIORNAMENTO 8/01/2009
BUENOS AIRES - Sono vivi. "Due degli alpinisti bloccati in vetta all'Aconcagua sono stati avvistati poco fa da un elicottero": a riferirlo sono state stamani le squadre di soccorso argentine (notizia confermata da fonti consolari italiane) che da ore seguono la vicenda degli alpinisti italiani - di cui uno morto ieri - in quella che è la montagna più alta del Sudamerica. I tre italiani superstiti, di cui uno avrebbe riportato fratture a causa di una caduta, più la guida argentina che li accompagna, hanno trascorso la notte ad una temperatura di circa 18-20 gradi sottozero, ad una quota di 6.600-6.700 metri. "Uno dei due avvistati ha fatto segnali all'elicottero con una bandiera azzurra.

Ora abbiamo speranza di trovarli in vita e di farli evacuare", ha detto all'emittente Radio Cuyo il capo della squadra di soccorso della polizia locale, Armando Parraga. Guido Losa, un altro dei funzionari argentini impegnato nel salvataggio, ha d'altra parte detto all'ANSA che "entro circa due-tre ore" le prime guide partite stamani verso la vetta dell'Aconcagua potrebbero essere sul posto. "E' stato organizzato un' importante operazione di soccorso, ci sono più di 30 persone, tra guide e volontari, che stanno cercando di avvicinarsi al punto dove si trova il gruppo". Al momento le autorità argentine non hanno ancora fornito il nome del connazionale deceduto. La Farnesina è in contatto con i familiari dei quattro italiani. Da fonti argentine sono trapelati i seguenti nomi, ma senza specificare quale sia quello dell'alpinista morto: Matteo Refrigerato (35 anni); Attanasio Marina (38 anni) o Accanasio da diversa fonte; Affasio Mirko (39 anni) o Afasio da diversa fonte; Senin Elena (38 anni). Una quinta italiana della spedizione, Antonella Targa, è invece scesa prima dalla montagna ed è in salvo. Il gruppo "é sprovvisto di sacchi a pelo e di tende", ha proseguito Losa sulla base di quanto hanno riferito l'alpinista italiana e un'altra guida argentina che ieri hanno preferito scendere dalla montagna, poco prima che gli altri scalatori si lanciassero alla conquista della cima dell'Aconcagua. Incidente in territorio argentino sull'Anconcagua, la più alta montagna del Sudamerica. Altri tre connazionali e una guida locale sono bloccati a 6.600 metri d'altitudine

AGGIORNAMENTO 9/01/2009
Bloccati a - 25 gradi, la morta e' Elena Senin. Deceduta pure guida
(ANSA) - BUENOS AIRES, 9 GEN -Sono vivi e si stanno lasciando alle spalle le alte quote e dei -25 gradi i 3 italiani bloccati da mercoledi' sull'Aconcagua.Raggiunti ieri dai soccorritori con cui stanno scendendo dalla montagna piu' alta del Sudamerica, nella spedizione e' morta mercoledi' Elena Senin. A renderlo noto e' stato Pietro Tombaccini, console italiano nella citta' di Mendoza, che ha reso nota anche la morte di Federico Campanini, la guida che li accompagnava e ieri in condizioni molto gravi.

AGGIORNAMENTO 10/01/2009
DISCESA - Gli altri tre italiani rimasti bloccati da mercoledì vicino alla vetta sono stati tratti in salvo da quella che è la montagna più alta del Sudamerica. A confermare che i tre erano vivi era stata la Farnesina, smentendo così la notizia sulla morte di un secondo alpinista italiano. Marina Attanasio e Mirko Affasio, due degli alpinisti italiani sopravvissuti dopo essere rimasti bloccati per più di due giorni nell'Aconcagua, a circa 6.600 metri, sono stati ricoverati all'Ospedale Italiano della città argentina di Mendoza. «Sono arrivati da poco e li stiamo visitando», ha detto all'Ansa uno dei medici dell'Ospedale, dove in giornata dovrebbe arrivare anche il terzo sopravvissuto tra gli alpinisti italiani, Matteo Refrigerato, impegnato ancora, insieme ai soccorritori argentini, nella discesa dall' Aconcagua, verso la base di Horcones, a 2.600 metri. Attanasio e Affasio sono stati portati in venerdì mattina a Mendoza in un'ambulanza proprio da Horcones, dopo la discesa, giovedì pomeriggio e durante la notte, dalle Ande.

LE FAMIGLIE - «Abbiamo tirato un sospiro di sollievo per nostro figlio che è salvo, ma siamo addolorati per i morti. Ci mettiamo nei panni di quelle famiglie»: sono le parole di Giovanni Affasio, papà di Mirko. «Non abbiamo ancora parlato con Mirko per telefono - spiega ancora Affasio - ma ci ha chiamati l'altra donna che faceva parte della loro spedizione, quella scesa prima (Antonella Targa, riuscita a tornare in tempo al campo base, ndr) che ci ha rassicurati». Secondo quanto spiegato dal padre dell'alpinista di Bragno i familiari non partiranno per l'Argentina e attendono tra pochi giorni il rientro dei due amici. «Preferiamo non rilasciare dichiarazioni» ha invece risposto al telefono una voce femminile in casa Refrigerato, l'altra famiglia di Bragno ha consumato ore nell'angoscia in attesa di sapere in quali condizioni versasse il figlio Matteo (35 anni), anche lui in salvo.

Autore: La Repubblica
Tratto da: La Repubblica

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