Scialpinisti: «No a nuove leggi»
Fonte / Autore: Brescia Oggi
Dopo le valanghe, la minaccia di punire severamente il fuoripista e le ordinanze di alcuni sindaci che vietano ogni tipo di attività sulle montagne
Riportiamo un "interessante" articolo dell'avvocato
Carlo Bonardi del CAI di Brescia che abbiamo trovato
sul sito Brescia Oggi
«Se si continua così dovremo portarci un avvocato nello zaino» afferma Carlo Bonardi, che di mestiere fa proprio l'avvocato, vicepresidente della sezione bresciana del Club Alpino e ex-direttore della Scuola di Alpinismo «Adamello». Si sta preannunciando l'ennesima tempesta di «leggi, leggine, decreti, ordinanze, regolamenti sull'onda emotiva delle valanghe, di molto rumore sulla stampa, di affermazioni discutibili di esponenti del governo che han detto che gli scialpinisti dovrebbero essere messi in galera. Anche se poi hanno aggiunto che sono stati fraintesi». Bonardi ha parlato davanti ad un pubblico attentissimo, nella sede del Cai cittadino, in una riunione informale, convocata all'ultimo minuto via posta elettronica dopo le polemiche degli ultimi giorni per discutere del rischio di una «valanga» legislativa che potrebbe travolgere il settore.
C'era parecchio risentimento al proposito tra gli intervenuti, anche facce nuove che al Cai non s'erano mai viste: gli scialpinisti non ci stanno ad essere criminalizzati. «Non servono nuove leggi - ha sostenuto Bonardi - uno va già in galera se provoca una slavina e qualcuno resta sotto. Lo prevede il Codice Penale in vigore sin dagli anni trenta del secolo scorso». E' di tre giorni fa una ordinanza del sindaco di Livigno che proibisce indiscrinatamente lo scialpinismo su tutto il territorio comunale; unica deroga per le guide alpine ed i loro clienti. Eppure chi conosce le montagne di Livigno sa che ci sono numerosi percorsi «sicuri».
La preoccupazione è che tali divieti indiscriminati contagino altri sindaci anche nella nostra provincia visto che è di moda in questi «parlar male degli scialpinisti; ma io non ci sto ad essere trattato come un criminale alla stregua di un terrorista o di chi guida ubriaco un'auto» ha aggiunto ancora Bonardi. «Il problema è che anche sulla stampa è più facile parlare di morti e disgrazie piuttosto che dell'attività di formazione e prevenzione che fa il Cai» ha detto Renato Veronesi, attuale direttore della Scuola «Adamello» lanciando una proposta: «dobbiamo muoverci su due fronti. Uno interno: cercare di sensibilizzare il mondo scialpinistico del pericolo che stiamo correndo coinvolgendo le sezioni della provincia, gli altri gruppi escursionisti, le guide alpine, i volontari del Soccorso Alpino. E poi informare l' opinione pubblica dei reali termini del problema, della attività delle nostre scuole di scialpinismo con convegni, manifestazioni, comunicati, interventi nelle scuole.
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Ma perchè non proibiamo anche di andare in auto? Sono cosi tanti i morti sulle strade... Ma perchè non proibiamo di lavorare? Sono ancora così tante le "morti bianche"... Di questo passo costruiamoci un bunker e stiamoci dentro...